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Works


Funzionamento
L’installazione deve dare l’impressione di un ambiente scolastico o da ufficio con un arredamento immobiliare essenziale e allestito in modo razionale. Si tratta di nove vecchie macchine da scrivere disposte su piccoli tavoli in truciolato con corrispettive sedie. Tutte le macchine sono state modificate. Esse sono predisposte di microcomputer programmati a battere una sequenza di quattro lettere su una sfera trasparente nella quale sono contenuti frammenti a forma di coriandoli di un atlante geografico del 1989 precedentemente inserito in un marchingegno distruggi/documenti che usualmente è usato negli uffici. Cinque macchine ripetono un miscuglio di discorsi politici e di notiziari di borsa eseguiti nel corso di alcune grandi crisi mondiali di gran parte recenti. Si tratta di discorsi storici, per lo più in lingua inglese, di personalità di primo piano dei governi che hanno avuto un ruolo mediale centrale negli ultimi avvenimenti bellici ed economici. Le altre quattro macchine da scrivere sono munite di segreterie telefoniche che registrano e ripetono (in modo distorto) quello che si sente nello spazio. Ogni tanto le singole sfere girano su se stesse come se volessero rimescolare il proprio contenuto. L’intero funzionamento del lavoro è gestito da microprocessori programmati e da sensori. Il numero nove riferito al numero delle macchine da scrivere è stato scelto per evitare riferimenti mistici e magici, come per esempio potrebbe avvenire con il moltiplicatore di quattro che potrebbe indicare i quattro elementi alchemici o al numero sette e al suo moltiplicarsi che nell’iconografia cristiana indicherebbe l’universo spirituale. Il numero nove per me, in questo lavoro, ha una funzione semplicemente quantitativa nel senso che il numero di tavoli, sedie e macchine da scrivere si potrebbero raddoppiare, triplicare etc.

Breve excursus sulla decentralizzazione
Negli anni settanta il sistema di accumulazione del plusvalore all’interno delle grandi imprese e delle multinazionali viene messo in crisi dal crescente potere politico ed economico dell’operaio massa, (addossato nelle grandi imprese), che avvalendosi dei suoi diritti aveva fatto crescere negli anni 60`, attraverso dure lotte, il livello dei salari, contribuendo così a democratizzare la distribuzione della ricchezza materiale prodotta. Gli stati nazionali dei paesi ad economia più avanzata risponderanno a questo “socialismo” crescente con la decentralizzazione delle grandi imprese e con un’inflazione galoppante che ridurrà drasticamente in pochi mesi e anni il potere di acquisto dei lavoratori. Comincerà così nei paesi occidentali la decentralizzazione economica della produzione e del mondo finanziario. Nel frattempo emergerà sempre di più la nuova figura produttiva dell’operaio terziario addetto ai servizi, alla comunicazione e all’amministrazione. Negli anni 80’ lo sviluppo della tecnologia sarà l’olio lubrificante di questo grande meccanismo, e nel frattempo ridotti i salari, l’inflazione si stabilirà.
Nel 1989 con la caduta del muro di Berlino cadrà l’ultima barriera storica alla decentralizzazione. La decentralizzazione diventerà sempre più totale e procederà in modo dirompente penetrando in tutti gli angoli del mondo, senza avere alcun scrupolo nei confronti delle culture e delle esigenze dei popoli meno occidentali. Le multinazionali e le grandi lobby economiche, nascondendosi dietro una miriade di piccoli centri di poteri economici e finanziari, detteranno sempre di più le politiche dei singoli governi nazionali per garantirsi il controllo dell’energia e dei mercati mondiali (non necessariamente una multinazionale, per esempio, dovrà essere americana per provocare un intervento militare americano). Il fondamentalismo islamico, la guerra del golfo, la guerra Ceceno/Russa, l’11 Settembre, la guerra dell’Irak, il conflitto mediorientale e via dicendo sono, a mio parere, in parte o esclusivamente una reazione o una conseguenza logica dovuta al fondamentalismo di questi interessi economici. In effetti, ci troviamo di fronte ad un sistema culturale economico totalitario non centralizzato, ad una forma d’impero moderno, dove la disinformazione e l’interesse materiale hanno una funzione di rango di gran lungo superiore rispetto alla cultura dell’uomo, alla tolleranza, all’identità e all’amore verso il prossimo. Quando oggi i media parlano di globalizzazione (che è una parola con caratteristiche positive) non si intendono certamente i valori globali dell’etica aristotelica o di quelli più recenti di carattere kantiano e nemmeno dei valori universali legati alle grandi religioni occidentali e orientali. In questo senso la parola provocante EMPIRE rivisitata attraverso il linguaggio artistico mi sembra più adatta ed interessante per riflettere nuove forme di presa di coscienza e di catarsi.


Empire, 2003
Materiali: 9 microprocessori, 4 segreterie telefoniche, 9 CD player, 4 microfoni, 9 altoparlanti, 9 relè, 9 sfere di plexiglas trasparente, 1 atlante geografico del 1989, 9 motori, 9 sensori, 9 tavoli in legno truciolato, 9 sedie.
Misura totale dell’Opera: variabile
Macchina da scrivere: ca. 32x48x35 cm.
Tavolo: 54x78,5x44 cm.
Sedia: 30x84x33,5 cm.