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COMUNICATO STAMPA: dispari&dispari project ha collaborato con Colossi Arte all'allestimento della mostra Chiarimenti, contribuendo con le opere di Christian Eisenberger, Joseph Kosuth, Ben Patterson, Cullinan + Richards alla realizzazione dell'evento. Chiarimenti si propone di “fare chiarezza” sullo stretto legame che, soprattutto nel corso del Novecento, la creazione artistica ha intrecciato con la luce, indagandone il suo impiego e i suoi significati, le sue forme e le sue funzioni semantiche. L’evento è accompagnato da un ricco catalogo a cura di Ilaria Bignotti, con introduzione di Daniele Colossi e Adolfo Lugli, testi critici di Ilaria Bignotti e Luca Panaro. CULLINAN + RICHARDS: (Charlotte Cullinan + Jeanine Richards) è un sodalizio artistico nato a Londra nel 1997 che oggi può vantare numerose esposizioni di livello internazionale. Le due artiste inglesi sono interessate a stabilire dei collegamenti tra le persone, le opere e la storia, esprimendosi con una gran varietà di linguaggi: installazioni, pittura, progetti, fotografi e e scritte luminose. Le loro sculture, costruite usando legno, plastica, specchi e tele, offrono un appoggio fi sico per mostrare un fi lm o appendere un dipinto, un disegno, un neon. Come dichiarano le stesse artiste, la loro ricerca consiste nel mettere a disposizione un’arena, dove forse potrà accadere qualcosa, ma anche no. Si tratta sempre d’installazioni su scala umana dove la struttura di sostegno diventa l’oggetto d’arte stesso. Il modo di lavorare è particolarmente vicino al rapporto arte e industria che in questa sede si cerca di “chiarire”. Per Cullinan+Richards sono molto importanti le relazioni, l’esatto contrario dell’isolamento che spesso contraddistingue la vita di un artista. Un approccio diverso, basato su contatti e rapporti esterni al proprio mondo, così come accade nelle realtà industriali dove la comunicazione è ormai riconosciuta come risorsa fondamentale, non solo da un punto di vista economico. Un modello concettuale interessante di cui da qualche tempo si discute senza mai approdare a risultati condivisi dal sistema dell’arte. Il programma che ART-LAB sostiene con una ricerca così orientata, porta il mondo artistico verso nuovi traguardi, la costruzione di una via di comunicazione fresca, nata per connettere vari aspetti della ricerca creativa. Lo spazio del cinema è un luogo particolarmente adatto alla fi losofi a di Cullinan+Richards, molto meno lo è quello museale. La fruizione cinematografi ca è per le artiste una modalità maggiormente aperta alle interpretazioni di quanto lo sia l’esposizione di opere in un museo. La loro idea di cinema è spaziale e tridimensionale più che legata alla proiezione d’immagini, il loro interesse è orientato allo spazio utilizzabile ed alla possibilità d’interagire con esso in maniera libera da imposizioni e pregiudizi. In questa occasione le artiste britanniche presentano l’installazione al neon “AEIOU”. Cinque vocali misteriose utilizzate da Federico III d’Asburgo per contrassegnare edifi ci e oggetti nati sotto il suo regno. Particolare era infatti la sua inclinazione per le formulazioni legate al mito. Il signifi cato dell’acronimo non fu mai spiegato, ma prima della morte dell’imperatore fu data questa interpretazione: “Alles Erdreich Ist Österreich Untertan”, ovvero “L’intero mondo è soggetto all’Austria”. La defi nizione è ritenuta discutibile, anche se, in ogni caso, le altre avanzate sono tutte riconducibili alla superiorità del grande impero degli Asburgo. “AEIOU” può anche rappresentare la traslitterazione in latino o tedesco del Tetragramma biblico che fa riferimento al nome con il quale Dio è più frequentemente nominato nell’Antico Testamento. Sempre quindi alludendo al diritto divino della casata sui territori del Sacro Romano Impero e forse dell’intero mondo. CHRISTIAN EISENBERGER: Le opere dell’artista Christian Eisenberger sono realizzate con l’utilizzo di materiali modesti e facilmente reperibili in qualsiasi città del mondo, come cartone, legno, tela, gomma e nastro adesivo. Alcune sculture sono arricchite da tubi al neon, videoproiezioni, fotografi e e dall’intervento performativo dello stesso artista. Più di una volta Eisenberger si è barricato all’interno di strutture da lui costruite, in altre occasioni ha realizzato azioni dentro edifi ci pubblici. Una volta ha vissuto per quaranta giorni nella chiesa di Sant’Andrea a Graz rifl ettendo, in occasione della Quaresima, sul rapporto arte/spiritualità, mediante l’allestimento di un atelier provvisorio dove con ritualità religiosa erano ripetuti alcuni gesti artistici quotidiani. La pittura e il disegno convivono nelle installazioni dell’artista austriaco con altre tecniche e oggetti di uso comune, riutilizzati quasi a costruire una storia disorganica, volutamente anti-narrativa. Pupazzi di peluche imbottiti, capelli reperiti da veri coiffeur oppure una grande pozzanghera di latte, sono utilizzati dall’austriaco per disegnare sagome antropomorfe sul pavimento delle gallerie che lo ospitano. Anche servendosi di banalissimi cotton fioc è capace di costruire delle strutture molecolari complesse. Su fogli di cartone inciso con lettere e frasi retroilluminate, comunica messaggi da writer, dove anche il colore, spesso sgocciolato, e il disegno, scarabocchiato, contribuiscono a un forte senso di disordine. Come ha scritto Silvia Ferrari, Eisenberger, allo stesso modo dei graffi tisti, in certe occasioni usa fi rmarsi con lo pseudonimo “Urex”, dato dalla fusione dei prefi ssi “ur” (rimando a una dimensione primordiale), “re” (che introduce il concetto di ripetizione), “ex” (che retrodata ogni posizione eventuale). «La fluidità concettuale del soprannome è indicativa del suo concepirsi catalizzatore entro processi metamorfici, che spesso si esplicano in tentativi di sensibilizzazione pubblica». Le opere di Eisenberger si vivono dall’interno, chinando la testa per passare sotto le strutture di legno ottenute accumulando materiali di scarto, per poi trovare all’interno piccoli spazi di libertà, dove guardare un video o apprezzare disegni realizzati dall’artista o da amici invitati a partecipare a un progetto artistico collettivo. Il risultato di questo modo di operare consiste molto spesso in opere effi mere, l’artista è un trasformatore di eventi più che un creatore di oggetti, non offre un’interpretazione univoca del suo lavoro ma, anzi, sprona il visitatore alla partecipazione fi sica e concettuale delle stesse. In occasione di questa mostra Christian Eisenberger ha realizzato un elegante cappio al neon sorretto da un’impalcatura che contribuisce a simulare un’impiccagione. A fi anco, un’inquietante fi gura umana fatta di scotch. Si tratta di una sorta di calco del corpo dell’artista, frutto di una performance: dopo essersi avvolto come una mummia con nastro adesivo da magazziniere, creando così una scultura che lo conteneva, se ne è liberato tagliandolo con un cutter dall’interno. |
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