COMUNICATO
STAMPA: Sabato 10 novembre 2007 ore 18.00, dispari&dispari project
presenta nella location industriale di Reggio Emilia, “Olmoust 39°
of feber, Marco”, prima personale italiana dell’irriverente
artista austriaco Christian Eisenberger, (Graz 1978). Ancora una volta
gli spazi espositivi saranno completamente trasformati attraverso un progetto
site specific che ne ridefinirà forma e funzione; una immensa installazione
abitabile realizzata attraverso l’assemblaggio di legno e cartoni,
occuperà interamente gli spazi espositivi ospitando al suo interno
un nucleo di opere (pitture – disegni - video) appositamente concepite
per la mostra. Una città fatta di strade e palazzi nella quale
addentrarsi alla ricerca di quei segni che caratterizzano la ricerca artistica
di Eisenberger. Non è la prima volta che l'artista si "barrica"
all'interno di strutture da lui concepite, lo ha fatto a Graz nella chiesa
St.Andrä dove per 40 giorni consecutivi ha vissuto riflettendo sul
rapporto tra arte e spiritualità. I materiali prediletti sono "poveri",
come il cartone, il legno, la gomma e i nastri adesivi, cose che si possono
facilmente recuperare nelle strade di tutto il mondo che diventano un
laboratorio open air nel quale operare e sperimentare. Egli è prima
di tutto uno scultore di materia ed un performer, utilizza il video e
la fotografia, con una passione per i supporti tradizionali come la carta
e la tela sulle quali opera con disincantata libertà. Eisenberger
è un’artista eclettico dotato di un fortissimo estro creativo
che contraddistingue la sua ricerca, collocandolo tra gli artisti più
interessanti della nuova avanguardia austriaca.
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CHRISTIAN EISENBERGER: Le opere dell’artista Christian
Eisenberger sono realizzate con l’utilizzo di materiali modesti
e facilmente reperibili in qualsiasi città del mondo, come cartone,
legno, tela, gomma e nastro adesivo. Alcune sculture sono arricchite da
tubi al neon, videoproiezioni, fotografi e e dall’intervento performativo
dello stesso artista. Più di una volta Eisenberger si è
barricato all’interno di strutture da lui costruite, in altre occasioni
ha realizzato azioni dentro edifi ci pubblici. Una volta ha vissuto per
quaranta giorni nella chiesa di Sant’Andrea a Graz rifl ettendo,
in occasione della Quaresima, sul rapporto arte/spiritualità, mediante
l’allestimento di un atelier provvisorio dove con ritualità
religiosa erano ripetuti alcuni gesti artistici quotidiani. La pittura
e il disegno convivono nelle installazioni dell’artista austriaco
con altre tecniche e oggetti di uso comune, riutilizzati quasi a costruire
una storia disorganica, volutamente anti-narrativa. Pupazzi di peluche
imbottiti, capelli reperiti da veri coiffeur oppure una grande pozzanghera
di latte, sono utilizzati dall’austriaco per disegnare sagome antropomorfe
sul pavimento delle gallerie che lo ospitano. Anche servendosi di banalissimi
cotton fioc è capace di costruire delle strutture molecolari complesse.
Su fogli di cartone inciso con lettere e frasi retroilluminate, comunica
messaggi da writer, dove anche il colore, spesso sgocciolato, e il disegno,
scarabocchiato, contribuiscono a un forte senso di disordine. Come ha
scritto Silvia Ferrari, Eisenberger, allo stesso modo dei graffi tisti,
in certe occasioni usa fi rmarsi con lo pseudonimo “Urex”,
dato dalla fusione dei prefi ssi “ur” (rimando a una dimensione
primordiale), “re” (che introduce il concetto di ripetizione),
“ex” (che retrodata ogni posizione eventuale). «La fluidità
concettuale del soprannome è indicativa del suo concepirsi catalizzatore
entro processi metamorfici, che spesso si esplicano in tentativi di sensibilizzazione
pubblica». Le opere di Eisenberger si vivono dall’interno,
chinando la testa per passare sotto le strutture di legno ottenute accumulando
materiali di scarto, per poi trovare all’interno piccoli spazi di
libertà, dove guardare un video o apprezzare disegni realizzati
dall’artista o da amici invitati a partecipare a un progetto artistico
collettivo. Il risultato di questo modo di operare consiste molto spesso
in opere effi mere, l’artista è un trasformatore di eventi
più che un creatore di oggetti, non offre un’interpretazione
univoca del suo lavoro ma, anzi, sprona il visitatore alla partecipazione
fi sica e concettuale delle stesse. In occasione di questa mostra Christian
Eisenberger ha realizzato un elegante cappio al neon sorretto da un’impalcatura
che contribuisce a simulare un’impiccagione. A fi anco, un’inquietante
fi gura umana fatta di scotch. Si tratta di una sorta di calco del corpo
dell’artista, frutto di una performance: dopo essersi avvolto come
una mummia con nastro adesivo da magazziniere, creando così una
scultura che lo conteneva, se ne è liberato tagliandolo con un
cutter dall’interno.
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Tutte le società hanno una “high society”; ma “high“
non significa di buon umore, ma in alto. È l’alta società
alla quale piace essere contata: bisogna sapere chi ne appartiene e chi
no. La high society è stata cantata, per esempio negli anni cinquanta,
da Bing Crosby e Frank Sinatra (“What a Swell Party This Is”).
E Louis Armstrong ha cantato nello stesso musical (di nome “ High
Society”), il “High Society Calypso”. Ma il musical
di allora si compiaceva della high society presentandola come divertente.
Oggi la high society è piuttosto noiosa, quasi privata del suo
incanto. L’artista Christian Eisenberger ha lavorato molto con materiali
tipo rifiuti ingombranti e cartone. Così costruisce la sua scultura
“High Society“, che cresce in alto, anche se non arriva al
cielo. In questo modo vengono citati i grandi nomi che sono oggetto delle
nostre chiacchiere: Schwarzenegger, Bush, Dali, Berlusconi, il Papa e
altri.
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