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“PROFIT” L’installazione/performance “PROFIT” di Costantino Ciervo prende atto di una nuova forma d’egemonia imperiale intesa nel venire sempre meno della sovranità degli stati e delle nazioni rispetto ad un’espansione globale e decentrata del capitalismo e dei suoi organi di coordinazione politica, giuridica ed economica. Un tentativo, in parte gia realizzato, di controllare, schedare e funzionalizzare l’umanità attraverso l’uso della tecnologia con il fine di limitare di fatto lo spazio politico dei cittadini. Nella performance l’artista ne sviluppa la dinamica indagando il rapporto complesso fra la necessità del profitto di espandere il proprio dominio e la reazione a livello globale della biosfera umana che per la sua natura ibrida tendenzialmente si oppone ad ogni forma di standardizzazione, controllo e manicheismo. L’installazione/performance si presenta nello spazio dal carattere architettonico industriale della galleria Dispari& Dispari, come una matrice costituita da tre file parallele di sei tavoli in truciolato. Sui 9 tavoli sono state sistemate delle vecchie macchine da scrivere, munite di un microprocessore, programmato a battere ad intervalli una sequenza di quattro lettere su una sfera trasparente rotante nel cui interno si intravedono frammenti di carta di un atlante geografico e piccoli omini in miniatura. Di queste nove macchine da scrivere cinque emanano un miscuglio di discorsi politici e notiziari di borsa trasmessi dalle tv satellitari in relazione agli avvenimenti bellici, politici ed economici che sì sono succeduti dopo 11 settembre 2001. Altre quattro macchine da scrivere munite di microfono registrano e ripetono continuamente quello che “captano” nello spazio a loro circostante. Sugli altri 9 tavoli, sono sistemate risme di fogli di carta. Ogni risma riguarda uno degli indici di borsa fra i più importanti a livello globale (per esempio: DOW JONES 30). Su ogni foglio é stampato un nome di una multinazionale rappresentata nel listino dell’indice (per esempio: MCDONALDS CORP.). I nomi e quindi i fogli sono ordinati in ordine alfabetico. Ai piedi dei tavoli è posto un “distruttore di documenti”. Durante la performance ai tavoli siedono 18 persone. Nove di questi, quelli seduti di fronte alle pile di fogli, prendono, con ritmi ed intervalli di tempo diversi, un foglio, e leggono ad alta voce il nome della multinazionale di turno per poi inserirlo nel “distruggi documenti”. Gli altri nove “attori” assistono all’azione seduti in silenzio ed immobili, con lo sguardo rivolto verso le macchine da scrivere che hanno di fronte. L’azione durerà fino alla completa distruzione di tutti i fogli con i nomi delle multinazionali. Durante la performance la carta accumulata all’interno dei “distruggi documenti” sarà riversati sul pavimento ai piedi del pubblico. In corrispondenza dell’installazione sono situate alle pareti tre fotografie satellitari di media grandezza. Ogni fotografia è un assemblaggio di due centri urbani (due megalopoli) diverse e molto distanti geograficamente (per esempio Cairo e Bangkok). L’immagine fotografica così ottenuta funge da sottofondo e supporto ad una costruzione meccanica pilotata elettronicamente che oscilla continuamente. La costruzione ricorda una bilancia, ai cui estremi sono posti rispettivamente un monitor e dei pesi. I video mostrano il viaggio di una camera sulle pagine di un’atlante. La metá dello schermo è coperta da un’onda trasparente che cambia continuamente colore e si sposta avanti ed indietro percorrendo il globo. Una metafora questa sul concetto della “moltidudine” come nuova forma eterogenea dell’antagonismo politico, culturale ed economico rispetto ad un mondo globalizzato dove gli iteressi economici del capitalismo manicheista sono contrastati da quelli globali della eterogenitá e della ibriditá. Andrea Sassi - Costantino Ciervo, Berlino 23.08.2005 |
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COSTANTINO CIERVO: Nasce a Napoli nel 1961, città dove compie studi tecnici e frequenta la facoltà di Economia e Commercio con indirizzo Politico. Nel 1982 inizia la sua attività artistica che lo porta nel 1984 a trasferirsi a Berlino dove attualmente vive e lavora. Ed è proprio questa città che lo stimola a realizzare una serie di opere caratterizzate da contenuti e significati sociali e culturali. Nel 1999 espone alla galleria Pari&Dispari di Reggio Emilia nella mostra collettiva “Art for real life” dove propone fotocollage formati da immagini di edifici in costruzione, segni colorati e scarabocchiati sulla superficie, articoli di giornale, aquile in volo, coleotteri, all’interno dei quali campeggia sulle altre l’immagine di Postdamerplatz. Niente è casuale, tutto è volutamente significante, è la testimonianza di un atteggiamento attivo dell’artista che sembra quasi voler contribuire alla ricostruzione della città. E’ evidente che tutto il lavoro di Ciervo ha un carattere sociale. Attraverso un linguaggio poliedrico, che utilizza diversi supporti artistici egli indaga i meccanismi complessi che caratterizzano la cultura e la società nel mondo contemporaneo inserendosi all’interno di quelle forze intellettuali che stanno contribuendo a contrastare e quindi a porre una alternativa alla reificazione dell’uomo. Il suo approccio al mondo dell’arte lo porta a partecipare ad eventi internazionali che trattano argomenti specificatamente contemporanei quali, globalizzazione, rivoluzione nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, genetica, rivoluzionamento della informazione e della comunicazione, violenza, etica e complessità delle relazioni umane. Costantino Ciervo vive elavora a Berlino, Germania. |
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