Home Page
 

FERRARI BOY
CURATED BY ANDREA SASSI

PETER GOI
INAUGURAZIONE SABATO 2 FEBBRAIO
DAL 5 FEBBRAIO AL 15 APRILE 20003


INTERNAL LINK
- PETER GOI CV
- PETER GOI WORKS
- PETER GOI EXHIBITION
EXTERNAL LINK

- PETER GOI SITE
DOWNLOAD
- ENGLISH PRESS RELASE
- GERMAN PRESS RELASE
- INVITATION CARD
- MAGAZINE PROMOTION
- HANDWHELL
 
Peter Goi - FerrariBoy
Ferrari Boy - Peter Goi, 2009 still from video

COMUNICATO STAMPA: Pari&Dispari Agency è lieta di invitarvi alla prima personale Italiana di Peter Goi, "Ferrari Boy". L'artista cresciuto nell'ambiente underground berlinese degli anni 90' ha partecipato a diverse manifestazioni promosse in ambito internazionale, e collezzionato diverse personali in tutto il mondo. Per questa importante occasione saranno esposte molte opere pittoriche su tela e tavola di legno realizzate durante il lungo soggiorno italiano e delle installazioni totali che caratterizzano lo spazio espositivo articolandone la superficie. L'evento artistico "Ferrari Boy" è curato in esclusica da Rosanna Chiessi e Andrea Sassi.


Peter Goi - FerrariBoy I
Ferrari Boy - Peter Goi, 2009 still from video

Goi, ovvero Peter Goitowski, nato a Büsum nel 1965, dai primi anni 90 è tra gli animatori della scena underground berlinese organizzando e realizzando, da solo o in collaborazione con altri artisti, avvenimenti e spazi espositivi alternativi. Goi è scultore, pittore, fotografo, designer, performer, skateboarder, videoartista, creatore di eventi; il suo universo artistico è un complesso mondo in evoluzione che coinvolge, oltre a se stesso, anche tutto ciò che gli sta attorno: oggetti, cose e... persone (parenti, amici, conoscenti) che Goi trasforma in sculture, in personalità artificiali, in dipinti viventi, interpreti del suo modo di vedere e concepire la vita. Vita privata e vita artistica si fondono completamente in Goi tanto da dar corpo ad una super - società, una società 'altra' dove può trovare spazio un Goi - Museo, un Goi - Studio, una Goi - Casa (anche nella versione casamobile per viaggiare) arredati o meglio riempiti, imbrattati in modo folle e libero. In questo Goi-Mondo vivono personaggi come il "Zitronenmann" (letteralmente uomo-limone) un omino in calzamaglia giallo limone (appunto) cosparsa di bottoni neri, testimonial della Goi-Linea di Goi-Opere pronte da spedire in tutto il mondo, ovviamente, in Goi-Casse. Poi c'è lo "Schrumpf-Goi", il Puffo-Goi che in realtà assomiglia più ad un piccolo mostro uscito da una tela di Hieronymus Bosch, "B.H" (Bernd Hass) che rappresenta il pittore freak, psicotico e incompreso, "Pop-eye" (o "The Egg-man") interpretato, sempre dallo stesso Goi, che trasforma la sua nuca rasata in un viso sorridente con occhi e labbra posticce. Il mondo di Goi è come un gigantesco palcoscenico dove la realtà è trasformata in un grande dipinto spaziale, un po' futurista, un po' pop, un po' optical, coloratissimo, psichedelico, sempre in divenire e sempre in movimento, o meglio in velocità, come su uno skateboard".


Peter Goi - FerrariBoy II
Ferrari Boy - Peter Goi, 2009 still from video

Peter GOI (Büsum 1965), appartiene a quella categoria di artisti che ama fondere insieme arte e vita privata. Il suo stile è una somma di altri stili, ma nonostante questo risulta inconfondibile già dal primo sguardo. GOI disegna, progetta, dipinge, fotografa, fa performance, ma soprattutto trasforma ogni cosa o persona che entra nel suo raggio d’azione in elemento costitutivo del suo lavoro. I GOI-Komplex, sculture ambientali – simili a buchi neri – che possono contenere da poche decine a migliaia di immagini, sono l’espressione più completa e articolata dell’opera di GOI. Essi rappresentano un esempio emblematico di opera d’arte totale e introducono nuovi argomenti di riflessione. Tra le caratteristiche peculiari di Peter GOI vi è quella aver sviluppato, da circa un decennio, una personalità artistica multipla. Il che significa, sul piano pratico, che l’artista ha creato uno dopo l’altro svariati personaggi, ciascuno dei quali dotato di un proprio look e di un pensiero estetico. Il primogenito è Zitronnenman (Uomo limone/Lemon Man 1992-93, nei panni del quale GOI indossa una calzamaglia gialla con bottoni neri, detta anche nerve costume), ossia la maschera inventata all’inizio degli anni Novanta in occasione della fondazione della Ditta “GOI”. Durante questa fase, il lavoro dall’artista tedesco consiste nella realizzazione e spedizione di normali casse da imballaggio in legno, recanti impresso il marchio GOI e la decrizione del contenuto (inesistente) delle stesse. Dopo Zitronenman è la volta di Schrumpfgoi (Goi-accartocciato/Shrinking Goi, 1993-94, il cui aspetto ricorda quello di un mostro partorito dalla fantasia di Bosch: gambe ripiegate sul tronco, naso a corno, rami secchi al posto delle braccia, etc.), contraddittoria figura, dallo sguardo “territoriale” (vigile sullo spazio), espressione di un ricercato isolamento dall’arte “Trendy” e di un atteggiamento volutamente “undercover”, volto alla scoperta di se stessi ed alla decostruzione della Macht (forza/potere) presente nel mondo dell’arte.

Peter Goi - FerrariBoy III
Ferrari Boy - Peter Goi, 2009 still from video

Nel periodo di riferimento, GOI prova ogni eccesso e si dedica alla maniacale ricerca di una nuova famiglia “di riserva” all’interno della Love WG (Comune dell’amore, club-atelier situato a Mitte, nel cuore di Berlino Est), una “società insulare” inizialmente frequentata soltanto da artisti e in seguito aperta anche al pubblico, in cui si svolgono mostre, concerti, happenings e performance di ogni tipo. Appartengono a questa stagione le maschere di GOI-Love WG (Peti, 1993-95) e GOI-Gaudy Stresse (1996-98). Si arriva così A Bern Hass (Bernardo Odio/Bern Hate, 1998-2000, per interpretare il quale GOI indossa Ray-ban a goccia, cappellino da baseball, stupide magliette e vestiti sporchi di colore), parodia di un pittore freack, psicotico e incompreso da tutti, che dipinge quadri pieni di cerchi colorati e di riferimenti alla cultura psichedelica degli anni Sessanta. La definizione di questa figura risulta particolarmente complessa, per cui GOI la divide in due fasi: la prima vede Bern Hass impegnato in un ruolo pseudo sociale (vive in ambiente dotato di bar, palcoscenico, letto, pedana per gli ospiti, quadretti, scorte di verdura fresca e tutto all’insegna dell’amore) e l’altra in cui è assorbito dalla ricerca di una pittura “nuova”, ottenuta mediante la fusione di diversi stili. Supremo interprete della “scultura privata”, Bern Hass inserisce i propri familiari e gli amici in ambienti colorati e caotici, al motto di “nessuna presentazione pubblica”. Dalle ceneri di Bern Hass sorge infine Pop-Eye (Testa d’uovo/the Egghead, 1999-2001, un buffo personaggio che l’artista tedesco interpreta applicandosi una bocca sulla nuca e due occhi da pupazzo sulla testa calva). Quest’ultima fase coincide con la creazione dei cosiddetti “Spazi-occhi”, di un Museo degli occhi dell’artista e di un progetto intitolato “Casamobile - Viaggio in Italia 2000” (monolocale-atelier ricavato da un cubo di legno montato su ruote), cui si è recentemente aggiunto anche il progetto “Ferrari”. “Casamobile”, in particolare, rappresente un punto di svolta nel lavoro di GOI, segnando un suo ritorno alle origini e alla natura, nonchè la decisiva verifica di un’idea utopistica, che prevede la fondazione di una comunità di amici all’interno di un complesso abitativo modulare e semovente.

Stefano Gualdi

In uno spazio industriale adibito a loft-atellier, Peter GOI espone per un solo giorno e per la prima volta in pubblico il nuovo ciclo di opere recentemente realizzato durante la sua permanenza a Reggio Emilia.Con l’installazione Ferrari-boy, che comprende dodici opere tridimensionali, numerosi dipinti (di cui otto misurano 310 x 210 cm) e centinaia di disegni, GOI si confronta col "Mito Ferrari", un mito non soltanto legato al mondo sportivo, focalizzando in modo originale e ironico le forti incongruenze che dividono l’ideale Life style proposto dalla pubblicità e dai media, dalle reali condizioni di vita di tanti individui non propriamente ‘integrati’ nella società dei consumi.Nell’installazione “Il sogno del clochard”, ad esempio, l’artista presenta cinque imballaggi di cartone - simili a quelli usati dai senzatetto come rifugio temporaneo – dipingendoli però con i colori "ufficiali" delle automobili Ferrari (rosso, giallo e nero), gli stessi della bandiera tedesca e realizzando per essi delle robuste custodie di legno.

 


Ideazione:
Artista:
A cura di:
Sede:
Indirizzo
Inaugurazione:
Periodo:
Orario:
Tel:
Mobil:
Info:
Web:

FERRARI BOY
Pari&Dispari Agency + Atelier 25
Peter Goi
Rosanna Chiessi - Andrea Sassi
Location Industriale
Z.I Buco del Signore, via V.Monti, 25 - 42100 Reggio Emilia
2 febbraio 2002 ore 18.00
3 febbraio 2003 - 15 aprile 2003
martedì/venerdì dalle 14.00 alle 20.00 su appuntamento
+39.0522.442262
+39.335.6097304
+39.338.7889424
www.dispariedispar.org
rosannachiessi@pariedispari.org
andreasassi@dispariedispari.org